British operators after Brexit

The date is approaching after which Great Britain will no longer be part of the European Union. How will life change for its ride operators?

BRITISH OPERATORS AFTER BREXIT

Written by Enrico Fabbri

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Excepting special agreements yet to be signed, in just under one year, at 11 p.m. on 29 March, 2019, the United Kingdom will officially no longer be part of the European Union, with few advantages and many disadvantages for local ride operators. Let’s then look in detail what will change in practice for them in their professional field.

We’ll start with some preliminary considerations. The United Kingdom is a very important market for amusement attractions, both those installed in fixed parks and in fun fairs. Local fairs are very popular and well attended, even in bad weather. Historically, Great Britain had many manufacturers; since the 1990s, however, the number has progressively decreased and now can be counted on one hand. Consequently, almost all the attractions currently operating in Great Britain were built in Italy and the Netherlands.

UK operators have always been willing to take on trips lasting several months to take their attractions abroad. The first to operate professionally in Dubai, around 1996/1998, at major local events such as the Dubai Global Shopping Festival, were in fact British. The same can be said for many Hong Kong events and fairs. UK operators therefore represent an important part of history for all of us.

The first change that will come into effect the day after Brexit will relate to customs practices for the purchase of attractions. In short, British operators can no longer, once having bought a ride abroad, simply hook it up and take it home, as they will have to stop at customs and present all the import documents, such as invoice and registration book. These customs practices are not always simple and often require the use of special offices or service agencies. Furthermore, it should be kept in mind that customs offices are not open at night or on weekends.

The same problem will arise even if a UK operator decides to take a ride to a European fun fair. Temporary imports will not always be possible, which is why they will have to found a company in Europe and make a temporary sale to this second company in order to operate the attraction in Europe. And it is clear that VAT will have to be paid on the customs import value which then, like now, is always hard to get back.

Things will get even more complicated if a UK operator decides to rent an attraction to a European colleague. A normal rental invoice will no longer suffice, rather the bilateral agreements between Great Britain and that specific European nation will need to be verified, and the taxes on the profits generated will probably have to be paid in Europe.

With Brexit, the free circulation of goods will no longer apply; therefore for UK operators bringing an attraction from/to and around Europe, things will be very similar to bringing or taking the attraction to/from a non-European country such as Morocco or Algeria.

Even from the point of view of technical standards, things may change. Indeed, the United Kingdom may decide to adopt different rules, and in this case UK operators may have to pay extra money to adapt the manufacturers’ designs to different standards.

But the most important changes will be experienced by the large companies of operators in the United Kingdom who were planning to invest in other European countries. Many of their projects will be more expensive, if not prohibitively so. In fact, United Kingdom citizens will no longer have the automatic and guaranteed right to reside and do business in any European country; they will not be able to enjoy exactly the same rights as their other European competitors. It is sad to say, but in Europe they will be, when compared to other Europeans, ‘2nd division’ operators.

I repeat: it pains me to say this, because I greatly respect British operators for their inventiveness and ability to overcome obstacles, and I have learned a lot from them, but this is what will happen. It’s a real shame, and the whole European leisure industry will find itself a bit more lonely and less well-off.

  

Ref: 34-2018 / June 2018

Published by www.fabbrirides.com

Published by Games Industry (Italy) magazine

 


 

Si avvicina la data oltre la quale la Gran Bretagna non farà più parte dell’Unione Europea. Come cambierà la vita per i suoi operatori di attrazioni?

GLI OPERATORI DEL REGNO UNITO DOPO LA BREXIT

Scritto da Enrico Fabbri

 

Salvo accordi speciali ancora da sottoscrivere, tra poco meno di un anno, esattamente alle ore 23 del 29 marzo 2019, il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’Unione Europea con pochi vantaggi e molti svantaggi per gli operatori locali di attrazioni. Vogliamo allora riflettere su questo e vedere nel dettaglio che cosa cambierà concretamente per loro in ambito professionale?

Partiamo da alcune considerazioni preliminari. Il Regno Unito è un mercato molto importante per le attrazioni per il divertimento, sia che si tratti di quelle installate in parchi fissi che di quelle in luna park itineranti. Le fiere sono molto sentite dalla popolazione e quindi frequentate anche nei giorni di maltempo. Storicamente la Gran Bretagna era ricca di costruttori; a partire dagli anni ’90, però, questi sono progressivamente diminuiti e ora si contano sulle dita di una mano. Conseguentemente, quasi tutte le attrazioni attualmente in funzione in Gran Bretagna sono state costruite in Italia ed Olanda.

Gli operatori del Regno Unito sono sempre stati molto temerari nell’affrontare viaggi e trasferte di mesi per portare a lavorare le loro attrazioni all’estero. I primi ad operare professionalmente a Dubai, intorno al 1996/1998, a grandi eventi locali come il Dubai Global Shopping Festival nato proprio in quegli anni, sono stati appunto degli inglesi. Lo stesso può dirsi per molti eventi e fiere di Hong Kong. Gli operatori del Regno Unito rappresentano quindi un pezzo di storia importante per tutti noi.

Il primo cambiamento che scatterà il giorno dopo l’entrata in vigore della Brexit sarà legato alle pratiche doganali per l’acquisto delle attrazioni. In poche parole, l’operatore britannico non potrà più, una volta comprata una giostra all’estero, semplicemente agganciarla e portarla a casa perché dovrà fermarsi in dogana e presentare tutti i documenti di importazione come fattura e libretto di circolazione. Queste pratiche doganali non sono sempre così semplici e molte volte necessitano che ci si appoggi ad appositi uffici o agenzie di servizi. Inoltre, va tenuto conto che gli uffici doganali non sono aperti né di notte né nei fine settimana.

Lo stesso problema si porrà anche se un operatore del Regno Unito dovesse decidere di portare la sua giostra a una fiera europea. Le importazioni temporanee non saranno sempre possibili, ragion per cui egli dovrà aprire una sua società in Europa e fare una vendita temporanea a questa seconda società per poter utilizzare l’attrazione in Europa. Ed è chiaro che sul valore doganale di importazione ci sarà da versare l’IVA che poi, come ora, sarà sempre difficile da recuperare.

Le cose si faranno ancor più complicate nel caso in cui un operatore del Regno Unito decidesse di affittare un’attrazione ad un college europeo. Non sarà sufficiente emettere una fattura di noleggio, ma si dovranno verificare gli accordi bilaterali tra la Gran Bretagna e quella specifica nazione europea e probabilmente saranno da pagare in Europa le tasse sugli utili qui generati.

Con la Brexit verrà meno la libera circolazione dei beni; quindi per gli operatori del Regno Unito portare l’attrazione da/in e per l’Europa sarà del tutto simile a portare o prendere l’attrazione da/in e per una nazione non europea come per esempio Marocco o Algeria.

Anche sotto il profilo delle norme tecniche le cose potrebbero cambiare. Infatti il Regno Unito potrebbe decidere di voler adottare delle norme diverse e in questo caso gli operatori del Regno Unito potrebbero dover pagare un extra per adattare i progetti dei costruttori a quelle norme diverse.

Ma i cambiamenti più importanti li vivranno le grosse società di operatori del Regno Unito che avevano in animo di fare investimenti nelle altre nazioni europee. Moltissimi dei loro progetti si faranno più costosi, se non proibitivi. Infatti i cittadini del Regno Unito non avranno più il diritto automatico e garantito di prendere casa e fare affari in ogni stato europeo; non potranno godere esattamente dei medesimi diritti degli altri operatori europei loro concorrenti. È triste dirlo, ma in Europa si troveranno ad essere, rispetto agli europei, soggetti ed operatori ‘di serie B’. Ripeto: mi addolora dirlo, perché stimo molto gli operatori britannici per la loro inventiva e capacità di superare gli ostacoli, e da loro ho imparato molto, ma questo è quello che accadrà. È un vero peccato, e tutta l’industria dell’entertainment europea si ritroverà un po’ orfana e meno ricca.

 

Ref: 34-2018 / June 2018

Published by www.fabbrirides.com

Published by Games Industry (Italy) magazine